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Giuseppe Palazzo in concerto @ Conte Staccio (Roma) - 30/01/2011 Stampa E-mail
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Live Reports Concerti
Scritto da Josè Leaci   
Giovedì 03 Febbraio 2011 11:22

A vedere e ascoltare le meraviglie di questo artista ci sono almeno una settantina di persone. Tutti si sono accorti della vena enorme e talentuosa delle canzoni in scaletta. C'è chi canta i suoi testi, chi fischietta le melodie, chi ha voglia di ballare.

 

 

 

 

Serata a due facce per il cantautore Giuseppe Palazzo. A vedere e ascoltare le meraviglie di questo artista, ci sono almeno una settantina di persone. Non sono poche visto che oggi la pubblicità non se la può permettere nessuno e, sicuramente, il nostro si sarà mosso con il passaparola e altre forme sotterranee di comunicazione.

Veniamo al punto. Il simpatico Palazzo ha “stonacchiato” allegramente per tutto il concerto, sicuramente a causa della pessima acustica della serata. Più arrivava gente e più il volume si alzava, fino a produrre crepe nei nostri timpani. Per essere più sicuro, mi son portato dietro uno più tecnico di me nel valutare il suono. Anche la sua versione è che gli errori vocali siano dipesi dall'ascolto in spia più di quello che l'impianto permette. E non è che sia granché.

A metà concerto la batteria ha cominciato a menare colpi all'ultimo sangue. Appena l'entusiasmo si è portato via le percussioni, tutti i volumi gli sono andati dietro. Chi manovrava dietro le quinte? Un mixerista più votato alla quantità che alla qualità? Rimane il mistero.

Tutti si sono accorti della vena enorme e talentuosa delle canzoni in scaletta. C'era chi cantava i suoi testi, chi fischiettava le melodie, chi aveva voglia di ballare. Più che altro erano tutti attenti a captare le parole, cullati dalle musiche particolari.

Un commento preso al volo, tra le tenebre del locale: “Questi cambi melodici sono così violenti che mi danno fastidio”. Ottimo. Per me è la conferma che Palazzo è un genio.

Ma Palazzo deve cominciare ad essere più preciso nel canto anche a costo di abbassare quei volumi e di fare un concerto per le prime file.

Chi arriva dopo, s'arrangi. Chi resta in fondo, si comperi il disco.

 

 

Articolo di: Josè Leaci

Recensioni correlate: Cd Piccole forme di quotidianità (Bluartfactory, 2010)

Sul web: www.giuseppepalazzo.com

 

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