Dal 23 febbraio al 6 marzo. Nell’atto unico, di intensa matrice sperimentale e futurista, ideato e diretto da Simone Nardini, si materializzano le fantasmagoriche visioni, l’immaginifico universo poetico e la lucida protesta sociale e politica di Federico García Lorca. “LORCAbaret” racconta con drammatica potenza espressionistica la diversità in tutte le sue molteplici manifestazioni: la diversità razziale, la diversità sessuale, la diversità socio–economica e la diversità di pensiero politico che ha condotto al tragico assassinio dello scrittore, ad opera della mano intrisa di sangue e violenza della dittatura franchista.
La Fabbrica dello Spettacolo presenta LORCABARET, SEI QUADRI E UN ASSASSINIO Una performance teatrale di Simone Nardini Con brani liberamente tratti e adattati da “Il Pubblico” e “Poeta in Nueva York” Con Emilio Barone, Alberto Baraghini, Fabrizio Citi, Stefano Pietro Detassis, Dario Fanara, Francesco Mazzei, Gabriele Milia, Michelangelo Nari, Armando Pizzuti, Andrea Vasone Impianto scenico di Simone Nardini Elementi scenografici e maschere di Carlo Sessa Videoproiezioni di Gianvito Cofano e Alberto Mocellin Costumi e luci di Norberto D’Aymaville Musiche di Fabrizio Citi Coreografie di Paolo Budelli Direzione canora a cura di Michelangelo Nari Un esperimento drammaturgico indiscutibilmente coraggioso, complesso e di lettura non immediata quello presentato al Teatro Nuovo Colosseo da Simone Nardini, direttore artistico dell’accademia milanese "MTS - Musical! The School”, da sempre particolarmente attento e sensibile nei confronti del teatro di ricerca e sperimentazione e delle tendenze performative più all’avanguardia. “LORCAbaret”, in sei quadri (più un prologo introduttivo ed un epilogo), dipinge con sofisticato gusto pittorico, attraverso frammenti poetici desunti dagli scritti di García Lorca, l’atmosfera dell’America nel periodo di pesante depressione compreso tra i due conflitti mondiali, incastonando episodi e istanti dalla impetuosa valenza simbolica in un contesto apparentemente dissonante, quello dei cabaret tedeschi decadenti e provocatori caratteristici della fase storica della Repubblica di Weimar e del successivo avvento del regime nazista. Evidente risulta pertanto il parallelismo con la contingenza autobiografica del grande scrittore e drammaturgo spagnolo, fervido antagonista del sanguinario e dispotico regime franchista che, proprio per la sua indipendenza di pensiero, la sua tormentata omosessualità e le sue ideologie politiche fermamente di sinistra lo condannò alla fucilazione, per poi gettare il suo cadavere in un’anonima fossa comune. Dieci gli attori in scena per sei quadri (“Arrivo a New York City”, “Strade e sogni Wall Street 1929”, “Riflessioni sulla diversità”, “L’amore impossibile”, “Negri, negri, negri” e “L’arrivo a Cuba”) attraverso i quali vengono narrati i passaggi più salienti del viaggio compiuto da Lorca nel continente americano, per cercare di alleviare un momento di notevole disagio psicologico. Contrariamente alle sue aspettative, la realtà che trovò dinanzi ai suoi occhi acuì ulteriormente la sua sofferenza, mostrandogli con chiara evidenza gli implacabili meccanismi della sopraffazione dei potenti ai danni delle classi sociali più deboli e in difficoltà, l’alienazione dell’uomo nella società moderna, le discriminazioni razziali e politiche di una violenza dirompente; con questo viaggio però Lorca ebbe anche la possibilità di scoprire una dimensione di maggiore libertà ed apertura nei confronti delle scelte sessuali del singolo individuo, il che gli consentì di accettare la propria sessualità e viverla in maniera più serena ed appagante. In particolare durante l’ultima tappa del suo viaggio, a Cuba, il poeta ebbe l’opportunità di frequentare assiduamente il Teatro Alhambra, riservato ad un pubblico esclusivamente maschile e nel quale la satira politica veniva condita da piccanti allusioni sessuali omoerotiche. Proprio come Lorca trascorreva le sue serate irretito dal fascino di questo luogo di ritrovo esclusivo e conturbante, allo stesso modo noi spettatori siamo condotti nei meandri di un locale di cabaret, sul cui palcoscenico vedremo esibirsi però non affascinanti ballerine in desabillè ma otto uomini dalla bellezza decisamente poco convenzionale, presentati da un perfetto maestro di cerimonie (interpretato ottimamente da Michelangelo Nari), che ci accoglie sulle note dell’immortale canzone “Willkommen”. Ad accompagnare il nostro viaggio lungo il sentiero di vivide memorie biografiche, affidate a struggenti frammenti poetici che frequentemente le trasfigurano in chiave fortemente metaforica e surreale, sarà presente più o meno costantemente in scena lo stesso Federico García Lorca (ne veste i panni l’intenso e magnetico Emilio Barone), una sorta di testimone onnisciente delle vicende narrate e di questo viaggio alla scoperta della diversità, tra denuncia sociale e riscoperta dell’essenza più pura, primigenia e sconvolgente del sentimento, al di là di schemi, confini e limitanti definizioni. L’aspetto indubbiamente più convincente della pièce di Simone Nardini risiede però nella ricchezza dell’elaborazione drammaturgica, che fonde con carnale armonia diversi linguaggi ed elementi teatrali, dalla recitazione al canto, dalla musica (eseguita dal vivo, impeccabilmente, da Fabrizio Citi, alternandosi in maniera sempre convincente tra chitarra acustica e flauto traverso) alla danza, dalle videoproiezioni (realizzate da Gianvito Cofano e Alberto Mocellin) alla scenografia minimalista ma perfettamente funzionale alle esigenze di un testo che fa dell’atmosfera e della suggestione emotiva il proprio punto di forza (scenografia curata da Carlo Sessa). Al fine di conferire ancora maggiore energia ed un impatto più istintivo e sensuale alla messa in scena contribuisce poi la decisione di presentare numerose scene di nudo integrale degli attori protagonisti per evidenziarne il disagio esistenziale così come il piacere, il desiderio di ribellione così come il fascino della diversità. Un gruppo di interpreti giovani e sicuramente ricchi di entusiasmo che affrontano questa impegnativa prova con risultati altalenanti; sarebbe forse stato auspicabile un periodo più consistente di prove per rendere la loro alchimia più collaudata e sintonica, consentendo loro di smussare alcuni passaggi che risultano meno incisivi e coinvolgenti e di guadagnarne in presenza scenica e dinamismo. Oltre al già citato Emilio Barone ci piace menzionare, tra i più talentuosi protagonisti dei sei quadri in cui si articola lo spettacolo, Alberto Baraghini (veramente emozionante il suo monologo nel primo quadro “Arrivo a New York City”) e Francesco Mazzei (tanto forte, massiccio e passionale nell’aspetto fisico quanto nell’interpretazione, apprezzato in particolar modo nella sequenza “L’amore impossibile”). In definitiva uno spettacolo decisamente originale ed anticonvenzionale, imperdibile per gli appassionati del prezioso ed inconfondibile mondo poetico di García Lorca o per coloro che desiderino accostarsi a questo autore in maniera viscerale e moderna; una performance adatta ad un pubblico adulto, attento a cogliere il denso e raffinato sottotesto simbolico di rimandi alla vicenda biografica e letteraria di Lorca e soprattutto dotato della sensibilità aperta e ricettiva necessaria per cogliere appieno tutte le sfumature di un’opera teatrale così ricca, complessa ed affascinante. Teatro Nuovo Colosseo - Via Capo d’Africa 29, 00184 Roma Per informazioni: telefono 06/7004932 Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 22.15, domenica ore 19,30 (lo spettacolo dura approssimativamente 60 minuti) Biglietti: intero €15,00 (+€3,00 di tessera), ridotto €10,00 (+€3,00 di tessera) Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Ufficio stampa Tiziana Cusmà Sul web: www.fabbricaspettacolo.it - www.e-theatre.it |